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IL PROGETTO ILLUMINOTECNICO

 Per calcolare l’illuminazione ottimale dell’ambiente di lavoro si deve considerare non solo la luminosità, ma anche il modo in cui la luminosità è distribuita nell’ambiente, il tipo di contrasto che si crea, la direzione della luce, inoltre è molto importante che non si verifichino fenomeni di abbagliamento o di sfarfallio.

 La luce naturale

Rappresenta una fonte di illuminazione importante e positiva dal punto di vista psicologico, ma può presentare grossi problemi in presenza di VDT.La luce solare deve essere schermata, controllata e comunque gestita con attenzione per essere distribuita nell’ambiente in modo corretto.Le workstation devono essere disposte in posizione perpendicolare rispetto alle finestre e a distanza di almeno un metro.In ogni caso dovranno essere montate delle tende facilmente regolabili (meglio se di tipo alla veneziana) oppure dei brise soleil esterni.Oltre i 3 metri la luce che entra da una finestra non è più sufficiente per ottenere i livelli di illuminamento corretti, ma rappresenta in ogni caso un importante punto di riferimento per quanto riguarda l’aspetto psicologico (fonte di informazioni sul trascorrere del tempo e sulle condizioni metereologiche).

La luce artificiale

Il progetto illuminotecnico inizia dalla classificazione degli ambienti e delle diverse attività svolte in funzione dei livelli di illuminamento richiesti.L’impianto d’illuminazione non è solo un progetto tecnologico ma anche un fatto espressivo ed artistico, un significativo costo gestionale, e un fattore determinante di qualità della vita degli utenti. Il progetto illuminotecnico inoltre veste e interpreta l’architettura.L’uniformità e la quantità di luce (illuminamento) non rappresentano le qualità di una illuminazione. Anzi proprio questi due pregiudizi generano solitamente gli impianti più piatti e banali, gli spazi alienanti, monotoni e faticosi per la vista. Inoltre, l’impianto a norma non      garantisce la qualità, ma solo la sicurezza, la buona esecuzione dello stesso.La verità è che un solo tipo di luce non basta. La qualità dell’illuminazione è sempre legata al colloquio tra corpi illuminanti diversi, specializzati nelle loro diverse funzioni. L’introduzione di luci destinate alla valorizzazione di percorsi, dell’involucro murario, dei punti di interesse o di sosta, permette di ottenere una percezione molto maggiore dello spazio, con una piacevole sensazione di appartenenza, e di controllo dell’ambiente.I sistemi integrati dovrebbero essere almeno tre:

  • l’illuminazione generale, più soft e riposante possibile;le luci di accento, destinate alla valorizzazione e alla percezione dello spazio e delle sue irregolarità: percorsi, soste, elementi architettonici e scenografici, colori e materiali particolari;

  • le luci destinate specificatamente ai posti di lavoro, e all’illuminazione locale, che possiamo definire ergonomica, perché assolutamente destinata all’utente.

Qui sorge un’altra considerazione di carattere generale: la luce ideale non è uno standard: la luce personale deve essere gestibile, perché le differenze di percezione e gli occhi delle persone sono tutti diversi, e un livello di illuminamento giudicato affaticante da qualcuno può essere gradito ad un altro.Il comfort visivo interessa numerosi aspetti dell’illuminazione tra i quali:

L’abbagliamento diretto da parte degli apparecchi illuminanti rende difficile qualunque tipo di lavoro, col tempo può causare arrossamento e danni, anche gravi, agli occhi.

La riflessione sul video delle luminanze degli apparecchi rende difficile la lettura dei testi sullo schermo, aumenta l’impegno dell’operatore, diminuisce il rendimento, aumentano gli errori.

Gli effetti velanti sul video e/o sul documento: sono dovuti alla riflessione delle sorgenti di luce sull’area di lavoro. Le conseguenze variano da individuo a individuo, ma anche quando non vengono immediatamente avvertite, rendono difficile la lettura e, a lungo andare, causano affaticamento, errori, stanchezza, stress.

Gli eccessivi contrasti di luminanza (sull’area di lavoro e/o nell’ambiente): dipendono dalla presenza di oggetti con elevati fattori di riflessione, o da sorgenti di luce troppo brillanti, o mal disposte o troppo vicine all’area di lavoro.

I contrasti causano continue variazioni dell’adattamento dell’occhio, rallentano il lavoro, provocano difficoltà di concentrazione, fatica visiva, emicranie.

 

 
 
 
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